Samsung Galaxy Fold smartphone pieghevole

Samsung Galaxy Fold ha rappresentato nel 2019 il primo tentativo serio di portare sul mercato di massa uno smartphone con schermo pieghevole, una tecnologia che l’industria prometteva da anni ma che nessuno aveva ancora avuto il coraggio di commercializzare in un prodotto destinato ai consumatori reali. Il concetto era affascinante nella sua semplicità: un dispositivo che chiuso funzionava come uno smartphone tradizionale con uno schermo esterno compatto, ma che aperto si trasformava in un tablet con uno schermo da sette pollici e tre che offriva spazio per multitasking avanzato e consumo di contenuti. Al prezzo di circa duemila euro, il Galaxy Fold si posizionava come prodotto di lusso per early adopter disposti a pagare un premio significativo per possedere il futuro prima degli altri. Quello che Samsung non aveva previsto era che i primi dispositivi inviati ai recensori avrebbero mostrato difetti catastrofici entro pochi giorni di utilizzo, trasformando quello che doveva essere un trionfo tecnologico in uno dei lanci più imbarazzanti nella storia recente dell’elettronica di consumo.

Il design rivoluzionario e le specifiche tecniche

Galaxy Fold adottava un approccio a libro con lo schermo pieghevole posizionato all’interno del dispositivo, protetto quando chiuso da due pannelli posteriori che si univano magneticamente. Lo schermo interno Dynamic AMOLED da sette pollici e tre con risoluzione di duemilacentocinquantadue per millecinquecentotrentasei pixel utilizzava un substrato plastico flessibile invece del vetro tradizionale, permettendo la piegatura ripetuta senza fratture ma introducendo compromessi in termini di durezza superficiale e resistenza ai graffi. Lo schermo esterno Super AMOLED da quattro pollici e sei permetteva di utilizzare il telefono per operazioni rapide senza doverlo aprire, anche se le dimensioni ridotte e il rapporto d’aspetto allungato lo rendevano meno pratico di uno smartphone tradizionale per molte attività. Internamente, il Galaxy Fold ospitava specifiche da flagship con processore Snapdragon 855, dodici gigabyte di RAM e cinquecentododici gigabyte di storage, con una batteria da quattromilatrecentottanta milliampere divisa in due celle separate dalle due metà del dispositivo. Il sistema di fotocamere contava sei sensori totali distribuiti tra retro, fronte esterno e fronte interno, garantendo la possibilità di scattare foto di qualità in qualsiasi configurazione.

Il disastro dei primi sample e il ritiro dal mercato

Quando Samsung ha distribuito i primi Galaxy Fold ai giornalisti tecnologici prima del lancio ufficiale, le aspettative erano altissime e l’entusiasmo palpabile per la possibilità di provare finalmente una tecnologia che sembrava fantascienza. Entro pochi giorni, però, i report di schermi danneggiati hanno iniziato a circolare sui social media e nei primi hands-on pubblicati dalla stampa specializzata. Alcuni recensori avevano rimosso una pellicola superficiale che sembrava il tipico film protettivo da rimuovere al primo utilizzo, scoprendo poi che era parte integrante dello schermo e che la sua rimozione causava il malfunzionamento immediato del display. Altri dispositivi hanno sviluppato problemi anche senza questa manipolazione, con pixel morti, linee orizzontali e rigonfiamenti che suggerivano difetti nella cerniera o infiltrazioni di detriti sotto la superficie dello schermo. Samsung ha dovuto ritirare tutti i dispositivi dai recensori, cancellare il lancio previsto e tornare ai laboratori per riprogettare elementi critici del design. L’imbarazzo era amplificato dal fatto che Huawei aveva annunciato il proprio Mate X pieghevole e la corsa per arrivare primi aveva apparentemente spinto Samsung a saltare passaggi necessari nel controllo qualità.

La riprogettazione e il secondo lancio

Samsung ha impiegato mesi per riprogettare il Galaxy Fold, concentrandosi sui punti deboli emersi durante il disastroso primo tentativo di lancio. La pellicola protettiva è stata estesa oltre i bordi del display e integrata sotto la cornice in modo che fosse fisicamente impossibile per gli utenti rimuoverla accidentalmente, con avvisi chiari aggiunti alla confezione per prevenire malintesi. La cerniera è stata modificata con l’aggiunta di protezioni che impedissero ai detriti di infiltrarsi nel meccanismo e danneggiare lo schermo dall’interno, risolvendo uno dei problemi più gravi emersi nei test iniziali. La parte superiore e inferiore del dispositivo hanno ricevuto cappucci protettivi aggiuntivi per ridurre gli spazi dove polvere e particelle potevano accumularsi. A settembre 2019, circa sei mesi dopo la data di lancio originale, il Galaxy Fold rivisto è finalmente arrivato sul mercato con Samsung che offriva sostituzioni gratuite per danni allo schermo entro il primo anno, un’ammissione implicita che la durabilità restava un’incognita anche dopo le modifiche. I primi feedback sulla versione rivista erano più positivi, con il dispositivo che funzionava come previsto per la maggior parte degli utenti, anche se i dubbi sulla longevità a lungo termine persistevano.

L’esperienza d’uso tra vantaggi e compromessi

Per chi ha effettivamente utilizzato il Galaxy Fold dopo il secondo lancio, l’esperienza oscillava tra momenti di genuina meraviglia per la tecnologia e frustrazioni derivanti dai compromessi necessari per realizzarla. Lo schermo grande aperto offriva un’esperienza di consumo contenuti, navigazione web e multitasking che nessuno smartphone tradizionale poteva eguagliare, con la possibilità di avere tre applicazioni affiancate contemporaneamente per lavorare efficientemente su più fronti. La transizione tra schermo esterno e interno funzionava fluidamente, con le app che si adattavano automaticamente al nuovo formato quando si apriva o chiudeva il dispositivo, permettendo di passare da una modalità all’altra senza perdere il contesto. D’altra parte, il dispositivo chiuso risultava significativamente più spesso e pesante di uno smartphone tradizionale, con lo schermo esterno troppo piccolo per un utilizzo prolungato, creando una situazione dove il Fold non eccelleva né come telefono compatto né come tablet portatile. La piega centrale dello schermo era visibile sotto certe angolazioni e percepibile al tatto quando si scorreva il dito sulla superficie, un promemoria costante della natura sperimentale della tecnologia. Le app non ottimizzate per il formato insolito potevano apparire stirate o con interfacce inadatte, richiedendo tempo affinché l’ecosistema si adattasse a questa nuova categoria di dispositivi.

La concorrenza e le diverse interpretazioni del pieghevole

Samsung non era l’unica azienda a esplorare il territorio degli smartphone pieghevoli, e i diversi approcci adottati dai concorrenti illustravano che non esisteva ancora un consenso su quale fosse il design ottimale per questa nuova categoria. Huawei Mate X piegava lo schermo verso l’esterno invece che verso l’interno, risultando in un dispositivo più sottile quando chiuso ma con il display sempre esposto e quindi più vulnerabile a graffi e danni accidentali. Motorola ha resuscitato il leggendario marchio Razr con un flip phone pieghevole che si piegava verticalmente come i telefoni a conchiglia del passato, offrendo nostalgia combinata con tecnologia moderna ma con uno schermo interno più piccolo rispetto ai concorrenti. Tutti i pieghevoli condividevano sfide comuni derivanti dalla necessità di utilizzare materiali plastici flessibili invece del vetro, con conseguente vulnerabilità ai graffi, e dall’inclusione di cerniere meccaniche complesse che introducevano potenziali punti di rottura. I prezzi stratosferici, tutti intorno ai duemila euro o superiori, limitavano il mercato a una nicchia ristretta di appassionati e early adopter, con la prospettiva di democratizzazione dipendente da miglioramenti tecnologici e economie di scala che avrebbero richiesto diverse generazioni di prodotti per realizzarsi.

La tecnologia degli schermi flessibili e i suoi limiti

La possibilità di piegare uno schermo dipendeva dall’utilizzo di substrati plastici flessibili al posto del vetro rigido che caratterizza i display tradizionali, una tecnologia che Samsung Display e LG Display avevano sviluppato per anni prima di raggiungere una maturità sufficiente per applicazioni consumer. I pannelli OLED erano particolarmente adatti alla flessione perché ogni pixel emette luce propria senza necessità di retroilluminazione, permettendo strutture più sottili e flessibili rispetto agli LCD che richiedono strati aggiuntivi. La sfida principale risiedeva nella protezione superficiale, dove l’assenza di vetro Gorilla Glass o equivalenti significava che i display pieghevoli si graffiavano facilmente e potevano essere danneggiati da pressioni eccessive che sarebbero state innocue su schermi tradizionali. La cerniera rappresentava un altro punto critico, dovendo permettere migliaia di cicli di apertura e chiusura distribuendo uniformemente la tensione sullo schermo senza creare pieghe permanenti o danni progressivi. Samsung dichiarava che il Galaxy Fold era testato per resistere a duecentomila piegature, equivalenti a circa cinque anni di utilizzo con cento aperture al giorno, ma l’esperienza reale avrebbe dovuto confermare se queste stime di laboratorio si traducevano in durabilità nel mondo reale dove condizioni di utilizzo, temperature e umidità variavano enormemente.

Il pieghevole come visione del futuro mobile

Nonostante il lancio disastroso e i compromessi evidenti, Samsung Galaxy Fold rappresentava un passo importante verso un futuro dove i dispositivi potevano adattarsi alle esigenze del momento invece di costringere gli utenti a scegliere tra portabilità e funzionalità. L’idea di uno schermo che si espandeva quando serviva spazio per lavorare e si compattava quando serviva mobilità rispondeva a un desiderio reale di utenti che portavano sia smartphone sia tablet perché nessun dispositivo singolo soddisfaceva tutte le esigenze. Le generazioni successive avrebbero migliorato la tecnologia rendendo i dispositivi più sottili, gli schermi più resistenti, i prezzi più accessibili, seguendo lo schema classico dell’innovazione tecnologica dove i primi prodotti imperfetti aprono la strada a versioni raffinate che diventano mainstream. Per chi considerava l’acquisto nel 2019, il consiglio della maggior parte degli analisti era di aspettare almeno la seconda o terza generazione, quando i difetti più evidenti sarebbero stati risolti e i prezzi si sarebbero avvicinati a livelli ragionevoli per un dispositivo che restava fondamentalmente sperimentale. Galaxy Fold non era il prodotto che avrebbe convinto le masse ad adottare i pieghevoli, ma era il primo passo necessario di un viaggio che avrebbe ridefinito cosa significasse smartphone negli anni a venire, con Samsung che si assumeva i rischi e le critiche del pioniere sapendo che chi arriva primo spesso paga il prezzo dell’innovazione.

Gianluca Gentile

Mi chiamo Gianluca Gentile, classe 1991. Da sempre mi accompagna una passione smisurata per la materia informatica. Computer e web, infatti, sono diventati i miei compagni d’avventura inseparabili. Così nel 2012 ho deciso di trasformare la mia attitudine e le mie capacità in un “lavoro”. Attraverso esperienza e professionalità mi occupo di ristrutturare e costruire da zero l’immagine di un’azienda. Tra le mie funzioni vi è la gestione di ogni fase del processo creativo, curando minuziosamente ogni aspetto delle campagne pubblicitarie sui vari media.

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