Tecnologia 2016 retrospettiva anno

Il 2016 passerà alla storia come l’anno in cui la tecnologia e la politica si sono scontrate in modi che avrebbero ridefinito entrambe le sfere per gli anni a venire, con le elezioni americane dominate dalla disinformazione sui social media, gli hack russi documentati dalle agenzie di intelligence, e le piattaforme tecnologiche costrette a confrontarsi con le conseguenze delle loro architetture progettate per massimizzare l’engagement senza considerare gli effetti sulla democrazia. Sul fronte prodotti l’anno ha visto trionfi straordinari come Pokémon GO che ha portato la realtà aumentata nelle mani di cinquecento milioni di persone, AlphaGo che ha battuto il campione mondiale del gioco di strategia più complesso mai creato dimostrando che l’intelligenza artificiale aveva raggiunto capacità che gli esperti consideravano lontane decenni, e Google Pixel che ha segnato l’ingresso serio di Google nel mercato degli smartphone premium. Ma il 2016 è stato anche l’anno dei disastri epici, con il Galaxy Note 7 che esplodeva costando a Samsung miliardi di dollari e una reputazione costruita in anni, Yahoo che rivelava il più grande hack nella storia di internet con tre miliardi di account compromessi, e Twitter che continuava una spirale discendente di crescita zero e perdite continue che metteva in dubbio la sua stessa sopravvivenza.

Pokémon GO e la realtà aumentata di massa

Il fenomeno più inatteso dell’anno è stato senza dubbio Pokémon GO, un gioco mobile che combinava geolocalizzazione e realtà aumentata per portare le creature che avevano definito l’infanzia di una generazione nel mondo reale attraverso lo schermo dello smartphone, raggiungendo cinquecento milioni di download in tempi che nessuna applicazione aveva mai ottenuto prima. Parchi e piazze di tutto il mondo si sono improvvisamente riempiti di persone di ogni età che camminavano fissando i telefoni alla ricerca di Pokémon virtuali da catturare, creando scene surreali che per settimane hanno dominato i notiziari e i social media trasformando un gioco in fenomeno culturale globale. La tecnologia alla base non era nuova, con Niantic che aveva già sviluppato esperienze simili con Ingress, ma la combinazione con il brand Pokémon e il momento perfetto di maturazione della tecnologia hanno creato una tempesta perfetta che ha dimostrato al mondo intero che la realtà aumentata funzionava quando l’esperienza era giusta. L’interesse è scemato rapidamente dopo il picco iniziale, ma Pokémon GO ha continuato a generare ricavi miliardari negli anni successivi dimostrando che anche dopo l’hype iniziale il prodotto aveva trovato un pubblico fedele e sostanziale disposto a continuare a giocare e pagare.

AlphaGo e il trionfo dell’intelligenza artificiale

Nel marzo 2016 un programma di intelligenza artificiale sviluppato da DeepMind, la divisione AI di Google, ha battuto Lee Sedol, uno dei migliori giocatori di Go al mondo, in un match di cinque partite che gli esperti consideravano impossibile da vincere per una macchina data la complessità combinatoria del gioco che superava di ordini di grandezza quella degli scacchi. Il Go era considerato l’ultima frontiera dei giochi da tavolo per l’intelligenza artificiale, con più configurazioni possibili che atomi nell’universo osservabile, e gli esperti del settore avevano previsto che sarebbero serviti almeno altri dieci anni prima che un programma potesse competere con i professionisti umani. La vittoria di AlphaGo non solo ha demolito queste previsioni ma ha dimostrato che le tecniche di deep learning combinate con il reinforcement learning potevano affrontare problemi di complessità considerata intrattabile, aprendo prospettive applicative che andavano ben oltre i giochi per toccare campi come la medicina, la ricerca scientifica e l’ottimizzazione di sistemi complessi. Il momento in cui Lee Sedol ha alzato la mano per abbandonare la quarta partita è diventato iconico, un’immagine che simboleggiava l’arrivo di una nuova era in cui le macchine potevano superare gli umani anche in compiti che richiedevano intuizione e creatività.

Il disastro Galaxy Note 7 e la crisi Samsung

Samsung ha vissuto nel 2016 quello che probabilmente rappresenta il peggior disastro di prodotto nella storia degli smartphone, con il Galaxy Note 7 che presentava difetti nella batteria che causavano incendi spontanei portando prima a un richiamo globale, poi a un secondo richiamo dopo che anche le unità sostitutive presentavano gli stessi problemi, e infine alla cancellazione definitiva del prodotto con perdite stimate in diversi miliardi di dollari. Le immagini di telefoni in fiamme sono diventate virali, con compagnie aeree che vietavano esplicitamente il dispositivo a bordo e annunci negli aeroporti che ricordavano ai passeggeri di non portare il Note 7 in valigia, trasformando quello che avrebbe dovuto essere il flagship della stagione in un pericolo pubblico riconosciuto. L’indagine successiva ha rivelato che i problemi derivavano da batterie troppo aggressive nelle specifiche combinate con tolleranze manifatturiere insufficienti, un risultato della corsa a creare dispositivi sempre più sottili con autonomia sempre maggiore senza adeguati margini di sicurezza. Samsung ha gestito la crisi con una trasparenza inusuale per un’azienda coreana, pubblicando i risultati delle indagini e implementando processi di controllo qualità migliorati che avrebbero riguadagnato la fiducia dei consumatori con le generazioni successive, ma il marchio Note è rimasto segnato e la reputazione dell’azienda ha impiegato anni a riprendersi completamente.

Le elezioni americane e il ruolo dei social media

Le elezioni presidenziali americane del 2016 hanno segnato un punto di svolta nel rapporto tra tecnologia e democrazia, con le indagini successive che hanno rivelato campagne di disinformazione orchestrate dalla Russia attraverso account falsi su Facebook, Twitter e altre piattaforme che raggiungevano centinaia di milioni di americani con contenuti progettati per polarizzare il dibattito e influenzare il voto. Facebook inizialmente ha negato qualsiasi responsabilità sostenendo che l’idea che contenuti sulla piattaforma potessero influenzare le elezioni fosse ridicola, per poi essere costretta ad ammettere che account russi avevano raggiunto centocinquanta milioni di utenti e che le sue politiche di moderazione erano inadeguate a fronteggiare operazioni di influenza statali. Il concetto di filter bubble, l’idea che gli algoritmi mostravano agli utenti solo contenuti che confermavano le loro credenze preesistenti creando camere dell’eco che radicalizzavano le opinioni, è entrato nel lessico comune come spiegazione della polarizzazione crescente del dibattito pubblico. Il termine fake news, coniato per descrivere la disinformazione deliberata, è stato rapidamente appropriato da politici per delegittimare qualsiasi copertura critica, dimostrando come gli strumenti potessero essere rivoltati contro chi li aveva creati in modi che i loro ideatori non avevano previsto.

Apple contro FBI e la battaglia per la crittografia

La sparatoria di San Bernardino del dicembre 2015 ha innescato nel 2016 uno scontro legale e pubblico tra Apple e l’FBI sulla questione della crittografia che avrebbe definito il dibattito sulla privacy digitale per gli anni successivi, con il governo che chiedeva ad Apple di creare un software per sbloccare l’iPhone del terrorista e Apple che rifiutava sostenendo che cedere avrebbe compromesso la sicurezza di tutti i suoi utenti. Tim Cook ha scritto una lettera aperta spiegando che creare una backdoor per l’FBI significava creare una vulnerabilità che poteva essere sfruttata da criminali e governi ostili, e che una volta creata non esisteva modo di garantire che rimanesse nelle sole mani delle autorità americane. L’FBI ha infine trovato un modo alternativo per accedere al dispositivo probabilmente attraverso una società israeliana specializzata in hacking, rendendo la battaglia legale superflua ma lasciando irrisolte le questioni fondamentali sul bilanciamento tra sicurezza nazionale e privacy individuale. Il caso ha stabilito Apple come campione della privacy agli occhi di molti consumatori, una posizione che l’azienda ha continuato a coltivare negli anni successivi distinguendosi dai competitor che basavano i propri modelli di business sulla raccolta e monetizzazione dei dati personali.

Le grandi acquisizioni e i movimenti di mercato

Microsoft ha compiuto la sua più grande acquisizione di sempre pagando ventisei miliardi di dollari per LinkedIn, il social network professionale che Microsoft intendeva integrare nel proprio ecosistema di produttività aziendale portando le connessioni professionali all’interno di Office e Dynamics CRM. L’acquisizione rappresentava il riconoscimento che i dati sulle relazioni professionali avevano un valore strategico enorme per un’azienda focalizzata sul mercato enterprise, e che Microsoft poteva permettersi di pagare un premium significativo per impedire che LinkedIn finisse nelle mani di competitor come Salesforce o Google. Verizon ha acquisito Yahoo per circa cinque miliardi di dollari, un prezzo drasticamente ridotto rispetto alle aspettative dopo la rivelazione degli hack massivi che hanno compromesso la fiducia degli acquirenti e costretto a rinegoziare i termini. SoftBank ha pagato trentadue miliardi per ARM, il designer di chip che alimentava praticamente ogni smartphone al mondo e che il conglomerato giapponese vedeva come chiave strategica per l’era dell’Internet of Things dove miliardi di dispositivi avrebbero richiesto processori efficienti e poco costosi.

Tesla Model 3 e il futuro dell’auto elettrica

Tesla ha presentato la Model 3, l’auto elettrica da trentacinquemila dollari che prometteva di portare la tecnologia delle auto premium nel mercato di massa, raccogliendo oltre quattrocentomila preordini da cento dollari ciascuno nelle prime settimane e dimostrando una domanda latente per veicoli elettrici accessibili che superava le previsioni più ottimistiche. La produzione effettiva sarebbe iniziata solo nel 2017 con volumi che avrebbero deluso le aspettative per anni, ma i preordini rappresentavano comunque un voto di fiducia straordinario nei confronti di un’azienda che aveva dimostrato di poter costruire auto desiderabili ma che doveva ancora dimostrare di poterle produrre a volumi industriali. Uber ha lanciato i primi test di veicoli autonomi a Pittsburgh, poi a San Francisco dove le autorità californiane li hanno fermati per mancanza delle necessarie autorizzazioni, segnalando l’inizio di una corsa verso il futuro senza conducenti che avrebbe coinvolto tutti i principali attori dell’industria automobilistica e tecnologica. La promessa di auto che guidavano da sole sembrava improvvisamente vicina, anche se il primo incidente mortale che coinvolgeva l’Autopilot di Tesla ha sollevato questioni etiche e legali sulla responsabilità quando le macchine prendevano decisioni che potevano costare vite umane.

Le eredità di un anno di trasformazione

Il 2016 ha rappresentato un punto di inflessione in cui le promesse e i pericoli della tecnologia sono diventati impossibili da ignorare, con l’intelligenza artificiale che dimostrava capacità precedentemente considerate esclusive dell’intelletto umano mentre le piattaforme social rivelavano il loro potenziale di strumenti di manipolazione di massa. Le conseguenze delle decisioni prese quest’anno avrebbero riverberato per gli anni successivi, con regolamentazioni come il GDPR europeo che nascevano in risposta agli abusi documentati, indagini congressuali che costringevano le piattaforme a confrontarsi pubblicamente con le loro responsabilità, e un ripensamento generale del tecno-ottimismo che aveva caratterizzato il decennio precedente. Per l’industria tecnologica il messaggio era chiaro: la crescita senza limiti e la fuga in avanti non erano più possibili quando le conseguenze delle proprie azioni diventavano così visibili e tangibili, e la reazione della società civile e dei governi avrebbe costretto a un ripensamento dei modelli di business e delle responsabilità etiche. Nintendo stava preparando il lancio di Switch per marzo 2017, Apple lavorava al redesign radicale di iPhone per il decimo anniversario, e Tesla prometteva di iniziare la produzione di massa della Model 3, ma sopra tutto incombeva l’incertezza su cosa le nuove realtà politiche avrebbero significato per la regolamentazione tecnologica con la Net Neutrality già nel mirino della nuova amministrazione.

Gianluca Gentile

Mi chiamo Gianluca Gentile, classe 1991. Da sempre mi accompagna una passione smisurata per la materia informatica. Computer e web, infatti, sono diventati i miei compagni d’avventura inseparabili. Così nel 2012 ho deciso di trasformare la mia attitudine e le mie capacità in un “lavoro”. Attraverso esperienza e professionalità mi occupo di ristrutturare e costruire da zero l’immagine di un’azienda. Tra le mie funzioni vi è la gestione di ogni fase del processo creativo, curando minuziosamente ogni aspetto delle campagne pubblicitarie sui vari media.

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