CES 2016 fiera tecnologia Las Vegas

Il Consumer Electronics Show 2016 di Las Vegas ha confermato le tendenze tecnologiche che avrebbero definito l’anno e gli anni successivi, con le auto autonome che dominavano il piano espositivo trasformando quella che era tradizionalmente una fiera di elettronica di consumo in un’anteprima del futuro della mobilità, mentre la realtà virtuale finalmente usciva dai laboratori per diventare prodotto commerciale con prezzi e date di lancio concreti. L’edizione di quest’anno ha visto la presenza massiccia di costruttori automobilistici tradizionali e startup ambiziose che presentavano concept elettrici e tecnologie di guida assistita che promettevano di ridefinire il rapporto tra persone e automobili nel prossimo decennio. I televisori continuavano a evolversi con l’HDR che emergeva come upgrade visivo più significativo del 4K, promettendo immagini con contrasto e gamma cromatica impossibili per le tecnologie precedenti. Amazon Alexa si è rivelata la star nascosta dell’evento con decine di produttori che integravano l’assistente vocale nei propri dispositivi, segnalando che la voce stava diventando l’interfaccia del futuro per la smart home. I droni diventavano più intelligenti con obstacle avoidance di serie, i wearables cercavano di trovare la propria identità oltre il fitness tracking, e come ogni anno non mancavano gadget bizzarri che probabilmente non avremmo mai più rivisto dopo la chiusura della fiera.

Le auto autonome conquistano il CES

Faraday Future, la misteriosa startup finanziata da capitali cinesi, ha rubato la scena con la presentazione del concept FFZERO1, un’auto elettrica con mille cavalli e design futuristico estremo che dichiarava l’intenzione di sfidare Tesla nel segmento premium delle elettriche ad alte prestazioni. Il concept era chiaramente un esercizio di design destinato a catturare l’attenzione mediatica piuttosto che un’anteprima di prodotto commerciale, ma dimostrava l’ambizione e le risorse che la startup intendeva dedicare alla competizione con i giganti dell’industria automobilistica. General Motors ha presentato la Chevrolet Bolt, l’elettrica accessibile che prometteva trecentoventi chilometri di autonomia a un prezzo intorno ai trentamila dollari dopo incentivi, posizionandosi come alternativa concreta alla Tesla Model 3 con il vantaggio di arrivare sul mercato prima. BMW ha mostrato i controlli gestuali disponibili sulla nuova Serie 7, permettendo di regolare il volume o rispondere alle chiamate con gesti delle mani rilevati da sensori nell’abitacolo, un’evoluzione delle interfacce uomo-macchina che andava oltre touchscreen e comandi vocali. La partnership annunciata tra Ford e Google per lo sviluppo di veicoli completamente autonomi segnalava che i costruttori tradizionali riconoscevano di non poter sviluppare internamente tutte le competenze necessarie per competere nella corsa verso la guida senza conducente.

La realtà virtuale diventa finalmente reale

Oculus ha finalmente rivelato prezzo e data di lancio del Rift, il visore che aveva dato il via alla moderna rinascita della realtà virtuale con la sua campagna Kickstarter del 2012 e che dopo anni di prototipi e versioni per sviluppatori era pronto a raggiungere i consumatori. Il prezzo di cinquecentonovantanove dollari era significativamente superiore alle aspettative create dalle dichiarazioni del fondatore Palmer Luckey che aveva suggerito un range attorno ai trecentocinquanta dollari, una doccia fredda che dimostrava quanto costasse produrre hardware VR di qualità e che limitava il mercato potenziale a early adopter con budget significativi. HTC Vive prometteva un’esperienza ancora più immersiva con tracking room-scale che permetteva di muoversi fisicamente nello spazio virtuale e controller inclusi che abilitavano interazioni naturali con gli ambienti digitali, ma il prezzo di settecentonovantanove dollari lo posizionava ancora più in alto nella fascia premium. Samsung Gear VR offriva un’alternativa accessibile a novantanove dollari per chi possedeva già un Galaxy S6 o S7, sacrificando prestazioni e immersione in cambio di un punto d’ingresso significativamente più basso che permetteva a milioni di persone di provare la realtà virtuale senza investimenti proibitivi. Il 2016 si configurava come l’anno in cui la VR consumer sarebbe finalmente diventata realtà, anche se i prezzi elevati e i requisiti hardware suggerivano che l’adozione di massa avrebbe richiesto ancora anni di evoluzione.

HDR e la nuova frontiera dei televisori

LG ha presentato i suoi televisori Signature OLED con spessore di appena due virgola cinquantasette millimetri, più sottili di molti smartphone, con un design Picture on Wall che permetteva di appendere lo schermo a filo con la parete come un quadro eliminando la percezione di ingombro tecnologico negli ambienti domestici. La tecnologia OLED permetteva neri perfetti ottenuti spegnendo completamente i pixel invece di bloccare una retroilluminazione sempre attiva, un vantaggio che i display LCD non potevano eguagliare indipendentemente da quanto sofisticate diventassero le loro tecnologie di local dimming. Samsung rispondeva con i suoi SUHD basati su Quantum Dot, una tecnologia che non raggiungeva i neri perfetti degli OLED ma offriva luminosità superiore e costi di produzione inferiori che si traducevano in prezzi più accessibili per i consumatori. L’High Dynamic Range emergeva come l’upgrade visivo più significativo della generazione, più impattante del semplice aumento di risoluzione a 4K, con contrasto superiore, neri più profondi e picchi di luminosità che creavano immagini con una gamma dinamica molto più vicina a quella percepita dall’occhio umano nel mondo reale. Netflix e Amazon avevano già iniziato a distribuire contenuti HDR, e Hollywood stava rimasterizzando i propri cataloghi per sfruttare le nuove capacità dei display, creando un ecosistema di contenuti che avrebbe giustificato l’upgrade hardware per i consumatori più esigenti.

Alexa e la conquista silenziosa della smart home

Amazon non esponeva ufficialmente al CES, ma la sua presenza era ovunque attraverso le decine di prodotti di terze parti che integravano l’assistente vocale Alexa, dal frigorifero Samsung Family Hub con schermo da ventuno pollici alle automobili Ford, dai termostati ai robot domestici, segnalando che la battaglia per il controllo della smart home si stava decidendo attraverso l’ecosistema più che attraverso l’hardware proprietario. Echo aveva dimostrato che i consumatori erano pronti a parlare con i propri dispositivi per controllare la casa, e la decisione di Amazon di aprire Alexa a qualsiasi produttore creava un effetto rete che Google e Apple faticavano a contrastare con i loro approcci più chiusi. Il frigorifero Samsung Family Hub rappresentava forse l’esempio più ambizioso di elettrodomestico connesso, con telecamere interne che permettevano di vedere il contenuto senza aprire lo sportello, uno schermo per lasciare messaggi alla famiglia, integrazioni per ordinare la spesa online, e persino la capacità di riprodurre contenuti video mentre si cucinava. Il prezzo che rivaleggiava con quello di un’automobile usata limitava l’appeal commerciale, ma il concept dimostrava la direzione verso cui si muoveva l’industria degli elettrodomestici e quanto la connettività stesse trasformando oggetti che non erano cambiati significativamente per decenni.

Droni più intelligenti e sicuri

DJI ha consolidato la propria dominanza nel mercato consumer con il Phantom 4 che introduceva l’obstacle avoidance come funzionalità standard, utilizzando sensori che permettevano al drone di rilevare e aggirare automaticamente ostacoli nel suo percorso invece di schiantarsi contro di essi come accadeva regolarmente con i modelli precedenti nelle mani di piloti inesperti. Il tracking automatico di soggetti permetteva di seguire persone o veicoli mantenendoli al centro dell’inquadratura senza intervento del pilota, trasformando riprese aeree professionali in qualcosa di accessibile a chiunque possedesse il drone e un minimo di pianificazione. L’autonomia di ventotto minuti e la capacità di registrare video 4K consolidavano il Phantom 4 come strumento serio per creatori di contenuti che precedentemente avrebbero dovuto noleggiare elicotteri o utilizzare attrezzature infinitamente più costose. Parrot presentava il Disco, un drone ad ala fissa invece che quadricottero che raggiungeva ottanta chilometri orari con quarantacinque minuti di autonomia, aprendo possibilità per copertura di aree vaste che i droni tradizionali non potevano servire efficientemente. L’evoluzione dei droni consumer mostrava un pattern familiare nella tecnologia: funzionalità inizialmente riservate a professionisti con budget enormi diventavano accessibili a consumatori ordinari nel giro di pochi anni.

Le tendenze che avrebbero definito l’anno

Il CES 2016 ha delineato con chiarezza le direzioni tecnologiche che avrebbero caratterizzato i mesi successivi e gli anni a venire, con la convergenza tra automotive ed elettronica di consumo che segnalava quanto il software stesse diventando centrale anche in industrie tradizionalmente definite dall’ingegneria meccanica. La realtà virtuale usciva dai laboratori per diventare prodotto consumer reale, anche se i prezzi elevati suggerivano che l’adozione di massa avrebbe richiesto tempo e iterazioni hardware che avrebbero progressivamente abbassato le barriere economiche. L’assistente vocale emergeva come interfaccia naturale per la smart home, con Amazon in vantaggio grazie alla strategia aperta che invitava qualsiasi produttore a integrare Alexa creando un ecosistema che i competitor faticavano a eguagliare. I televisori trovavano nell’HDR una ragione concreta per l’upgrade che il semplice 4K non aveva fornito a sufficienza, mentre i droni diventavano più sicuri e capaci aprendo possibilità creative precedentemente riservate a professionisti con budget significativi. Per i consumatori il messaggio era che il 2016 avrebbe portato scelte eccitanti in categorie che andavano dall’intrattenimento domestico alla mobilità, anche se le tecnologie più trasformative come la guida autonoma avrebbero richiesto ancora anni prima di raggiungere le strade in forma commerciale.

Gianluca Gentile

Mi chiamo Gianluca Gentile, classe 1991. Da sempre mi accompagna una passione smisurata per la materia informatica. Computer e web, infatti, sono diventati i miei compagni d’avventura inseparabili. Così nel 2012 ho deciso di trasformare la mia attitudine e le mie capacità in un “lavoro”. Attraverso esperienza e professionalità mi occupo di ristrutturare e costruire da zero l’immagine di un’azienda. Tra le mie funzioni vi è la gestione di ogni fase del processo creativo, curando minuziosamente ogni aspetto delle campagne pubblicitarie sui vari media.

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