L’iPad Pro presentato nell’ottobre 2018 ha rappresentato la revisione più radicale del tablet Apple dalla sua introduzione originale, adottando un design completamente nuovo che eliminava il tasto Home fisico in favore di Face ID, sostituiva il connettore Lightning con USB-C universale, e raggiungeva uno spessore di soli cinque virgola nove millimetri che lo rendeva il dispositivo Apple più sottile mai prodotto. Il display edge-to-edge con angoli arrotondati riprendeva il linguaggio estetico di iPhone X portandolo su uno schermo significativamente più grande, disponibile nelle varianti da undici e dodici virgola nove pollici che offrivano rispettivamente il trenta e il venticinque percento di area display in più rispetto ai predecessori pur mantenendo ingombri complessivi simili o ridotti. Il chip A12X Bionic prometteva prestazioni da laptop, con Apple che sosteneva superasse il novantadue percento dei portatili in commercio, alimentando la narrativa ricorrente che l’iPad potesse finalmente sostituire il computer tradizionale per molte categorie di utenti. La nuova Apple Pencil con aggancio magnetico e ricarica wireless eliminava le scomodità del modello precedente, mentre la Smart Keyboard Folio ridisegnata offriva due angolazioni di utilizzo e protezione completa del dispositivo.
Il design all-screen e l’addio al tasto Home
L’eliminazione del tasto Home ha permesso ad Apple di ridurre drasticamente i bordi del display, creando un dispositivo dove lo schermo dominava la superficie frontale con cornici uniformi e sottili che conferivano un aspetto moderno ed elegante impossibile da raggiungere con i layout tradizionali. Face ID su iPad funzionava in qualsiasi orientamento, riconoscendo il volto dell’utente sia in verticale che in orizzontale, una flessibilità necessaria dato che il tablet veniva utilizzato in entrambe le posizioni a seconda del contesto e delle applicazioni. A differenza di iPhone X, i sensori TrueDepth erano integrati nel bordo del display senza creare alcun notch, mantenendo l’area dello schermo completamente rettangolare e sfruttabile per i contenuti. I bordi piatti sostituivano le curve morbide dei modelli precedenti, richiamando l’estetica di iPhone 5 e anticipando il design che Apple avrebbe esteso all’intera lineup negli anni successivi. Lo spessore ridotto a cinque virgola nove millimetri, inferiore persino all’originale iPad Air che aveva definito gli standard di sottigliezza nel 2013, rendeva il nuovo Pro incredibilmente leggero da maneggiare e facile da trasportare, anche se alcuni utenti avrebbero lamentato che la struttura sottile era più suscettibile a piegature se sottoposta a pressione eccessiva.
USB-C e l’apertura all’ecosistema accessori standard
La decisione di sostituire Lightning con USB-C rappresentava un cambiamento significativo per Apple, storicamente gelosa del controllo sul proprio ecosistema di connettori e accessori certificati, e apriva l’iPad Pro a un mondo di periferiche standard che prima richiedevano adattatori costosi o semplicemente non erano supportate. La connessione USB-C permetteva di collegare monitor esterni fino a risoluzione 5K, importare foto direttamente da fotocamere professionali senza passare dal computer, utilizzare hard disk esterni e chiavette USB, e persino caricare altri dispositivi come iPhone sfruttando la batteria dell’iPad come power bank. La ricarica del tablet stesso beneficiava delle specifiche USB Power Delivery, raggiungendo velocità impossibili con il vecchio standard Lightning e permettendo di utilizzare caricatori generici di alta qualità invece degli accessori proprietari Apple. Per i professionisti che già utilizzavano laptop con USB-C, la convergenza significava poter condividere cavi, dock e accessori tra tutti i dispositivi, semplificando il setup e riducendo il numero di adattatori necessari. L’ironia era che iPhone rimaneva ancorato a Lightning, creando un’incoerenza nell’ecosistema Apple che avrebbe richiesto anni per essere risolta e che nel frattempo costringeva chi possedeva entrambi i dispositivi a portare con sé due tipi diversi di cavi.
Il chip A12X Bionic e le prestazioni da computer
Il processore A12X Bionic rappresentava l’evoluzione più potente del chip A12 introdotto sugli iPhone dello stesso anno, con otto core CPU di cui quattro ad alte prestazioni e quattro ad efficienza, sette core GPU, e un Neural Engine capace di cinque trilioni di operazioni al secondo per accelerare i carichi di lavoro di machine learning. Apple presentava benchmark impressionanti che mostravano l’iPad Pro superare in prestazioni single-core la maggior parte dei laptop in commercio e avvicinarsi ai desktop in scenari multi-core, numeri che alimentavano la narrativa che il tablet potesse sostituire il computer tradizionale per una fetta sempre più ampia di utenti. L’editing video in tempo reale di filmati 4K con effetti e correzioni colore funzionava fluidamente, le applicazioni di modellazione 3D rendevano scene complesse senza rallentamenti percepibili, e i giochi più impegnativi giravano con grafica paragonabile alle console casalinghe della generazione precedente. I modelli con storage da cinquecentododici gigabyte o un terabyte includevano sei gigabyte di RAM invece dei quattro delle configurazioni base, un dettaglio non pubblicizzato che influenzava le prestazioni nel multitasking pesante e nell’utilizzo di applicazioni professionali. Il collo di bottiglia non era più l’hardware ma il software, con iOS che limitava cosa gli utenti potevano effettivamente fare con tutta quella potenza computazionale.
Apple Pencil di seconda generazione
La nuova Apple Pencil risolveva elegantemente tutti i problemi ergonomici e pratici che avevano afflitto la prima generazione, trasformando un accessorio funzionale ma scomodo in uno strumento raffinato degno dell’hardware a cui si accompagnava. L’aggancio magnetico sul lato dell’iPad Pro eliminava la necessità di custodie separate o di ricordarsi dove si era appoggiata la penna, mantenendola sempre a portata di mano e avviando automaticamente la ricarica wireless e il pairing quando collegata. La finitura opaca sostituiva quella lucida del modello precedente, riducendo le impronte digitali visibili e impedendo alla penna di rotolare via dalle superfici inclinate dove veniva appoggiata durante le pause. Il double tap programmabile permetteva di cambiare strumento con un tocco leggero sulla superficie piatta della penna, passando ad esempio da matita a gomma in Procreate senza dover raggiungere la palette sullo schermo. Il prezzo di centotrentacinque euro, non incluso con l’iPad Pro, aggiungeva costo significativo al pacchetto totale, ma per artisti digitali e professionisti che utilizzavano la penna quotidianamente l’investimento si ripagava rapidamente in termini di produttività e comfort d’uso.
I prezzi stratosferici e il confronto con i laptop
La gamma prezzi dell’iPad Pro 2018 partiva da ottocentosettantanove euro per il modello da undici pollici con sessantaquattro gigabyte di storage e arrivava a milleottocentottantanove euro per il dodici virgola nove pollici con un terabyte, cifre che posizionavano il tablet nel territorio dei laptop professionali senza offrire la stessa flessibilità software. Aggiungendo Apple Pencil e Smart Keyboard Folio, il costo totale di un iPad Pro completamente accessoriato superava facilmente i duemilaquattrocento euro, più di quanto costasse un MacBook Pro base che offriva macOS completo, tastiera integrata, trackpad, e compatibilità con l’intero catalogo di software professionale sviluppato in decenni. Il confronto era impietoso per chi necessitava di applicazioni desktop come la suite Adobe completa, Final Cut Pro, o software di sviluppo professionale, mentre risultava favorevole all’iPad per casi d’uso specifici come l’illustrazione digitale, la lettura di documenti, o le presentazioni dove la portabilità e il touchscreen offrivano vantaggi reali. Apple rispondeva alle critiche sottolineando la durata della batteria superiore, la connettività LTE opzionale, la qualità del display, e l’esperienza touch che nessun laptop poteva eguagliare, ma la domanda se l’iPad potesse sostituire un computer restava senza risposta definitiva per la maggior parte degli utenti che necessitavano di entrambe le tipologie di funzionalità.
iOS come limite invalicabile per il potenziale dell’hardware
Il paradosso fondamentale dell’iPad Pro 2018 risiedeva nel divario tra le capacità dell’hardware, genuinamente impressionanti e competitive con i laptop, e le limitazioni del software, ancora ancorato a paradigmi progettati per dispositivi mobile con esigenze molto più modeste. Il file management rimaneva primitivo rispetto a qualsiasi sistema operativo desktop, con l’app Files che offriva funzionalità base ma niente di paragonabile a Finder o Explorer per organizzare documenti complessi. Il multitasking, seppur migliorato con Split View e Slide Over, non permetteva di affiancare più di due applicazioni complete o di gestire finestre sovrapposte come sui computer tradizionali, limitando i flussi di lavoro che richiedevano riferimenti simultanei a molte fonti. L’assenza di supporto per mouse e trackpad costringeva a toccare continuamente lo schermo anche quando l’iPad era posizionato sulla scrivania come un computer, un’esperienza ergonomicamente discutibile per sessioni di lavoro prolungate. Apple avrebbe affrontato molte di queste limitazioni l’anno successivo con iPadOS, ma nel 2018 l’iPad Pro era un dispositivo con motore da supercar costretto a rispettare limiti di velocità urbani, una promessa di potenziale che il software esistente non permetteva ancora di realizzare completamente.
MacBook Air e Mac mini rinnovati nello stesso evento
L’evento di ottobre 2018 non si è limitato all’iPad Pro ma ha incluso anche il primo aggiornamento significativo del MacBook Air dal 2015 e il ritorno del Mac mini dopo quattro anni di abbandono, segnalando l’attenzione rinnovata di Apple per i segmenti entry-level e prosumer del mercato Mac che erano stati trascurati negli anni precedenti. Il nuovo MacBook Air adottava finalmente un display Retina eliminando la vergogna di vendere nel 2018 un laptop con schermo non retina, aggiungeva Touch ID per l’autenticazione biometrica, e includeva il chip di sicurezza T2 che proteggeva i dati con crittografia hardware. Il design si ispirava al MacBook da dodici pollici con scocca più sottile e leggera, due porte USB-C invece delle varie connessioni legacy del modello precedente, e tastiera butterfly che avrebbe poi causato problemi di affidabilità a molti utenti. Il Mac mini tornava con processori fino a sei core, supporto per sessantaquattro gigabyte di RAM, e finitura grigio siderale, posizionandosi come computer compatto per professionisti che preferivano utilizzare i propri monitor e periferiche invece di acquistare un all-in-one. I prezzi di entrambi i prodotti erano aumentati rispetto ai predecessori, con il MacBook Air che partiva da milletrecentosettantanove euro e il Mac mini da novecentodiciannove euro, continuando il trend di Apple verso il premium anche nei segmenti teoricamente più accessibili della lineup.
L’iPad Pro come promessa di un futuro ancora da realizzare
L’iPad Pro 2018 rappresentava contemporaneamente il meglio che Apple potesse offrire in termini di hardware tablet e la frustrazione per un potenziale non ancora completamente esprimibile a causa delle limitazioni software che persistevano nonostante anni di critiche da parte di utenti e professionisti. Per artisti digitali che utilizzavano Procreate, Affinity Photo o app simili, l’iPad Pro era già lo strumento definitivo, con una combinazione di portabilità, qualità display, precisione della penna e prestazioni che nessun dispositivo concorrente poteva eguagliare. Per chi sperava di sostituire completamente il laptop, le limitazioni di iOS rendevano la transizione impossibile o almeno frustrante, richiedendo compromessi su flussi di lavoro consolidati e accettazione di funzionalità ridotte rispetto a macOS o Windows. L’hardware gridava computer mentre il software sussurrava tablet, una tensione che Apple avrebbe iniziato a risolvere l’anno successivo con iPadOS ma che nel 2018 lasciava gli acquirenti nella posizione scomoda di pagare prezzi da laptop per funzionalità ancora da tablet. La domanda se valesse la pena investire oltre duemila euro in un iPad Pro accessoriato dipendeva interamente dal caso d’uso specifico, con alcuni professionisti che trovavano esattamente ciò di cui avevano bisogno e altri che tornavano delusi ai loro MacBook dopo aver tentato invano di adattare i propri flussi di lavoro alle peculiarità di iOS.








