Apple ha annunciato la rimozione del jack audio da tre virgola cinque millimetri da iPhone 7 scatenando una delle controversie più accese nella storia del prodotto, con il Senior Vice President Phil Schiller che giustificava la decisione usando la parola coraggio sul palco del keynote di settembre mentre gran parte del pubblico tecnologico reagiva con una miscela di incredulità, derisione e rabbia per quella che molti consideravano arroganza travestita da innovazione. La porta audio che esisteva da oltre cinquant’anni e che permetteva di collegare qualsiasi cuffia o speaker all’iPhone veniva eliminata in favore di un adattatore Lightning incluso nella confezione o dell’uso di cuffie Bluetooth, una transizione che costringeva milioni di utenti a cambiare abitudini consolidate o a portare sempre con sé un accessorio aggiuntivo destinato a perdersi. Insieme alla controversa rimozione Apple presentava gli AirPods, cuffie wireless che inizialmente sembravano spazzolini da denti senza filo e che suscitavano reazioni di ilarità sui social media, ma che si sarebbero rivelate uno dei prodotti più influenti degli ultimi anni definendo la categoria degli auricolari true wireless e generando imitatori in tutto il settore. Il resto delle novità di iPhone 7 includeva finalmente la resistenza all’acqua certificata IP67, un miglioramento significativo della fotocamera con doppio sensore su iPhone 7 Plus, e il nuovo chip A10 Fusion che consolidava la leadership di Apple nelle prestazioni mobile.
La controversia del jack audio e le ragioni di Apple
Apple ha giustificato la rimozione del jack audio citando lo spazio prezioso che la porta occupava all’interno del dispositivo, spazio che poteva essere utilizzato per una batteria più grande, un motore Taptic Engine più sofisticato, o altri componenti che miglioravano l’esperienza utente in modi che la vecchia porta analogica non poteva offrire. L’impermeabilità IP67 richiedeva la riduzione del numero di aperture nel telaio e l’eliminazione di una porta che era particolarmente vulnerabile all’ingresso di liquidi risolveva uno dei problemi più frequenti che gli utenti lamentavano con i modelli precedenti. La visione di Apple era quella di un futuro wireless dove i cavi sarebbero diventati anacronistici come i floppy disk o le porte seriali, e dove eliminare il jack audio era il primo passo coraggioso verso questa direzione che altri produttori avrebbero seguito una volta superata la resistenza iniziale del mercato. I critici contestavano che il coraggio vero sarebbe stato abbassare i prezzi o eliminare i margini di profitto straordinari, non costringere i clienti ad acquistare adattatori e cuffie nuove mentre le tecnologie wireless rimanevano inferiori in qualità audio e praticità rispetto alle connessioni cablate. L’ironia non sfuggiva a nessuno quando Google e altri produttori Android hanno inizialmente deriso la decisione per poi rimuovere a loro volta il jack audio dai propri flagship nei mesi successivi, dimostrando che Apple aveva correttamente anticipato la direzione del mercato anche se i metodi potevano essere discutibili.
AirPods e la rivoluzione degli auricolari true wireless
Gli AirPods presentati insieme a iPhone 7 sembravano inizialmente un prodotto bizzarro con il loro design che ricordava EarPods con il cavo tagliato, steli bianchi che sporgevano dalle orecchie in modo che molti trovavano ridicolo, e un prezzo di centosettantanove euro che sembrava esorbitante per cuffie che non offrivano nemmeno la cancellazione del rumore. La tecnologia nascosta all’interno era però impressionante, con il chip W1 sviluppato da Apple che permetteva un pairing istantaneo semplicemente aprendo la custodia vicino all’iPhone, passaggio automatico tra dispositivi Apple collegati allo stesso account iCloud, e una connessione Bluetooth ottimizzata che riduceva la latenza e migliorava la stabilità rispetto alle cuffie wireless tradizionali. Accelerometri in ciascun auricolare rilevavano quando venivano inseriti nelle orecchie interrompendo e riprendendo automaticamente la riproduzione, microfoni beamforming filtravano il rumore ambientale durante le chiamate, e la custodia di ricarica forniva ventiquattro ore di autonomia totale oltre alle cinque ore offerte da una singola carica degli auricolari. La disponibilità limitata al lancio, con liste d’attesa che si estendevano per settimane, suggeriva che la domanda aveva superato le aspettative di Apple e che nonostante lo scetticismo iniziale molti consumatori erano pronti ad abbracciare il futuro wireless che l’azienda proponeva.
La resistenza all’acqua e le migliorie hardware
La certificazione IP67 significava che iPhone 7 poteva sopravvivere a immersioni fino a un metro di profondità per trenta minuti, una protezione che non trasformava il dispositivo in un telefono subacqueo ma che eliminava l’ansia di usarlo sotto la pioggia, vicino alla piscina, o in situazioni dove il contatto accidentale con l’acqua era possibile. Samsung offriva già IP68 sui propri flagship permettendo immersioni più profonde, ma per iPhone era la prima volta che veniva offerta qualsiasi forma di resistenza certificata all’acqua, colmando un gap che gli utenti Android sottolineavano da anni nelle comparazioni tra piattaforme. Il tasto Home cessava di essere un pulsante meccanico diventando un sensore solid-state che utilizzava il Taptic Engine per simulare la sensazione del click, una transizione che eliminava un componente soggetto a usura e che permetteva di calibrare la risposta al tocco secondo le preferenze dell’utente. La gamma cromatica si espandeva con l’introduzione del nero opaco elegante e del Jet Black lucido come superficie di pianoforte, quest’ultimo così suscettibile a graffi che Apple stessa avvertiva i clienti che avrebbero dovuto usare una custodia se volevano preservarne l’aspetto.
La doppia fotocamera di iPhone 7 Plus
iPhone 7 Plus introduceva per la prima volta un sistema a doppia fotocamera nella linea iPhone, con un sensore wide angle affiancato da un telephoto che offriva zoom ottico due volte senza la degradazione di qualità dello zoom digitale e che permetteva nuove modalità creative impossibili con un singolo sensore. Portrait Mode, annunciato come funzionalità in arrivo via aggiornamento software, utilizzava la profondità stimata dalla combinazione dei due sensori per simulare lo sfocato dei ritratti professionali, separando il soggetto dallo sfondo in modi che precedentemente richiedevano obiettivi costosi e sensori di grandi dimensioni. La stabilizzazione ottica arrivava anche su iPhone 7 standard, non più limitata al modello Plus come nelle generazioni precedenti, migliorando significativamente le prestazioni in condizioni di scarsa illuminazione dove i tempi di esposizione più lunghi beneficiavano della compensazione del movimento. L’apertura più ampia f/1.8 rispetto a f/2.2 dei modelli precedenti catturava più luce permettendo foto migliori in interni e di sera, mentre il flash quad-LED con True Tone produceva illuminazione più naturale che si adattava alle condizioni ambientali invece di appiattire i colori con luce fredda uniforme.
Il chip A10 Fusion e le prestazioni di nuova generazione
Il processore A10 Fusion rappresentava la prima architettura big.LITTLE di Apple con quattro core divisi in due coppie, due ad alte prestazioni per i compiti più impegnativi e due ad alta efficienza per le operazioni quotidiane che non richiedevano tutta la potenza disponibile, permettendo di bilanciare velocità e consumo energetico in modi più sofisticati delle generazioni precedenti. Le prestazioni dei core ad alte prestazioni superavano del quaranta percento quelle dell’A9 presente in iPhone 6s, mentre la GPU mostrava miglioramenti del cinquanta percento che si traducevano in esperienze gaming più fluide e rendering grafico più dettagliato nelle applicazioni che sfruttavano l’accelerazione hardware. L’autonomia beneficiava dell’architettura efficiente con Apple che dichiarava due ore aggiuntive di utilizzo rispetto a iPhone 6s, un miglioramento significativo che compensava parzialmente l’impatto dell’eliminazione del jack audio per gli utenti che passavano al Bluetooth con il suo maggiore consumo energetico. La capacità di storage partiva finalmente da trentadue gigabyte invece dei sedici che avevano reso frustrante l’esperienza con i modelli base precedenti, con opzioni fino a duecentocinquantasei gigabyte per chi necessitava di spazio per librerie fotografiche e video sempre più voluminose.
Apple Watch Series 2 e le novità dell’ecosistema
Insieme a iPhone 7 Apple ha presentato la seconda generazione di Apple Watch con GPS integrato che permetteva finalmente di tracciare corse e altre attività outdoor senza portare l’iPhone, liberando corridori e ciclisti dalla necessità di tenere il telefono in tasca durante gli allenamenti. L’impermeabilità certificata per il nuoto trasformava Apple Watch in un companion per sport acquatici con la capacità di tracciare vasche in piscina e resistere a immersioni fino a cinquanta metri, un miglioramento significativo rispetto alla semplice resistenza agli spruzzi della prima generazione. Il display più luminoso del doppio facilitava la lettura all’aperto sotto la luce diretta del sole, mentre il processore S2 dual-core garantiva prestazioni più fluide nelle applicazioni e nelle interazioni con l’interfaccia. La partnership con Nike produceva una edizione speciale con cinturini perforati distintivi e quadranti esclusivi progettati per i corridori, enfatizzando il posizionamento di Apple Watch come strumento per il fitness oltre che come accessorio di moda e estensione dell’iPhone.
L’eredità delle scelte controverse
La rimozione del jack audio che sembrava così controversa nel 2016 sarebbe diventata lo standard del settore nel giro di pochi anni, con Samsung, Google, e praticamente tutti i produttori di smartphone flagship che hanno seguito l’esempio di Apple eliminando la porta analogica dai propri dispositivi e spingendo gli utenti verso il wireless. Gli AirPods che erano stati derisi come spazzolini da denti senza filo sono diventati uno dei prodotti Apple più venduti e riconoscibili, generando un mercato di auricolari true wireless che ha coinvolto ogni produttore di audio e ridefinito come le persone ascoltano musica e podcast in movimento. La transizione verso il wireless ha accelerato l’evoluzione delle tecnologie Bluetooth con codec a bassa latenza, cancellazione attiva del rumore, e qualità audio che si è progressivamente avvicinata a quella delle connessioni cablate pur mantenendo la libertà dal filo. Per Apple la controversia del jack audio è stata un esempio della strategia di forzare transizioni tecnologiche prima che il mercato fosse completamente pronto, accettando le critiche iniziali nella convinzione che il tempo avrebbe dimostrato la correttezza della visione, un approccio che ha definito l’azienda fin dall’eliminazione del floppy drive dall’iMac originale e che continua a caratterizzare le sue decisioni più coraggiose o arroganti a seconda di chi giudica.








